(di Laura Ghianda)


La Ruota dell'Anno può a ragione considerarsi la base di partenza di ogni nostra attività.
Si tratta di uno strumento formidabile, una "bussola" che orienta il processo di ri-narrazione e ri-sacralizzazione della realtà in tutti i suoi aspetti.
Ruote si trovano un po' ovunque nel mondo, riferite a culture antiche ma anche attuali. Non ne esiste un'unica versione. È quindi importante inquadrare questo nostro strumento di lavoro per il modo in cui lo approcciamo qui e ora.


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Ruota dipinta da Wendy Andrew per il Tempio di Glastonbury


La Ruota che utilizziamo si ispira a quella creata da Kathy Jones nell'ambito del Glastonbury Goddess Temple: nel crearla, a sua volta Kathy Jones si è ispirata a tradizioni più antiche.
Tuttavia c'è un motivo per cui la ruota è, appunto, una ruota e non ad esempio la "linea retta" che si è imposta come modello di riferimento per l'organizzazione del pensiero e della conoscenza patriarcale, anche nella religione per come la conosciamo comunemente.
La ruota ha in sé il concetto di mutamento. La ruota "gira". È uno strumento che può mutare con il mutare dei tempi.
La ruota di Glastonbury si presenta in modo leggermente differente (nella posizione degli elementi) da quella più utilizzata da altre tradizioni o da forme di neopaganesimi di matrice celtica. La ragione è che questa ruota si prefigge il tentativo di comprendere nuovamente, ricostruire e ri-membrare (da "re-membering", termine coniato da Mary Daly e che ha il duplice significato di "ricordare" e "mettere assieme") gli archetipi del sacro femminino.
È divisa in 8 spicchi, tutti volti possibili della Grande Madre (rappresentata dal centro e dalla nona direzione).

Dall'analisi dell'arte e della mitologia sappiamo che la Grande Madre rappresentava un'unità.
Un'unità però affatto ferma e statica: bensì dinamica, col ventre gravido di ogni polarità e della totalità dell'universo, in movimento.
Scrive Luciana Percovich in "Colei che dà la vita Colei che dà la forma", edito da Venexia:

"il principio femminile/materno, la forza che fa rinnovare la Natura, [...] conteneva tutte le polarità in maniera dinamica mirando al loro equilibrio (l'Unita e i Due Poteri che costantemente si trasformano l'Una negli altri)"

Nel tempo questa Unità è stata divisa. Le polarità sono state separate e dalla "danza che creava movimento" di cui erano parte, equilibrate nell'abbraccio della Grande Madre, sono state messe l'una contro l'altra, in conflitto (e come tali le percepiamo oggi); la Grande Madre è stata costretta nella mera polarità femminile mentre la polarità maschile dapprima è divenuta il suo figlio/paredro e solo in seguito, quando una delle polarità ha assunto l'accezione di "migliore" dell'altra, ha preso posto sul trono fino a diventare l'unico dio padre che conosciamo tutte e tutti.
Si ha così il disequilibrio delle polarità, di ogni polarità, non solo quella riferita al maschile e al femminile; pensiamo a buio e luce, a trascendente e immanente, a discesa e ascesa, a corpo e spirito... Una in dominio sull'altra in rapporto asimmetrico.

C'è ora un passaggio ulteriore: la polarità femminile, a questo punto posta in contrasto con quella maschile, è stata a sua volta ancora smembrata, divisa in tante dee-archetipi. Questi archetipi femminili non hanno solo subìto lo smembramento dall'Unità, sono anche stati sminuiti uno a uno: tramutati nelle divinità femminili che ancora conosciamo perché conservate in questa nuova indebolita forma dalle culture patriarcali (per esempio quella greco-romana).

Quoto il concetto di ri-membrare di Mary Daly, per dire che se non facciamo come prima azione quella del "ricordare", ovvero se non restituiamo a questi archetipi il loro splendore, il loro simbolismo e la loro originaria forza, è difficile poter ricucire lo smembramento e "rimettere assieme" la Grande Madre per come era conosciuta da antiche culture e ancora oggi venerata da attuali culture indigene nel mondo.
Voglio soffermarmi ancora su questo concetto chiave.
Non è sufficiente immaginare di mettere assieme tutte le divinità femminili, per come le conosciamo oggi, per avere idea di cosa sia la Grande Madre.
Queste attuali divinità femminili sono state "rigenerate" ad opera di un pensiero patriarcale attraverso la separazione da un'unità dove, sotto l'effige di "Grande Madre", erano radunate tutte le polarità, compresa "femminile-maschile". Un concetto molto difficile per noi occidentali da afferrare, troppo colonizzati dalla logica duale oppositiva e dall'idea che una "Grande Madre" rappresenti solo la polarità femminile (così è stato dopo la separazione delle polarità, non prima) e una sorta di "uguale contrario" del concetto di "dio padre trascendente", cosa che non rappresenta il nostro approccio.
Ciascuna di queste dee separate, in seguito, è stata smussata nel suo potere, investita di nuove qualità e nuovi simbolismi per avere un ruolo adeguato a un pantheon dominato da un unico dio solo maschile (che dopo lo smembramento è diventato figlio/paredro e poi unico re) considerata solo per il suo adeguarsi alle leggi del sommo padre. Tutte queste dee sono state inserite e rese funzionali a un sistema di "potere su", gerarchico e molto lontano dal concetto di sacralità che noi cerchiamo di ri-membrare. (Leggi articolo sulle forme di potere)
Tutte queste dee sono state in parte mutilate.

Fondamentale quindi è comprendere che la spiritualità "della Dea" non è mettere il femminile sul trono al posto di dio padre. Sarebbe giocare con le stesse regole che ha voluto il patriarcato. Il nostro approccio non lo vuole nemmeno, un trono.
La spiritualità della Dea, della Grande Madre, tratta di ricomporre e ricomprendere la totalità oltre il dualismo. L'unità primigenia che solo nella mentalità umana ha cessato di esistere. Il concetto che permette di vedere l'intero Universo come una totalità di cui ogni cosa e essere è parte, in contrasto con l'attuale visione meccanicistica di questo.
Tuttavia non si ricompone nulla se non si fa una sorta di "percorso a ritroso" rispetto a ciò che è avvenuto, cercando di recuperare prima di tutto dei modelli di femminile e di maschile non patriarcali, per comprendere come questi poi potessero essere veramente uniti nel ventre della Grande Madre.

Senza questi assunti di base il rischio è di continuare a perpetuare il modello della dominanza che vogliamo superare, poiché lo stesso sistema ha nelle sue manifestazioni le regole stesse della sua riproduzione.

Come ha giustamente intuito Jean Bolen nel suo libro "Le Dee dentro la donna", gli archetipi giunti a noi hanno moltissimo da dire su come noi siamo ancora oggi. Offrono di fatto delle chiavi di lettura sullo status quo e, in questo senso, a questo suo illuminante lavoro va il mio sentito riconoscimento. Ma lo status quo è una cultura ancora molto di parte. E quel che noto invece mancare nel pur utile lavoro della Bolen è la prospettiva futura: archetipi di femminile (ma anche di maschile!) non più patriarcali che possano fungere da nuovi modelli più equilibrati per le donne (e per gli uomini).
Ecco in quale contesto teorico si inserisce il nostro lavoro, che è una ricerca continua e sempre in evoluzione.
Bolen, peraltro, porta un'altra importante "svista": presenta la somma degli archetipi femminili del pantheon greco come "la Grande Madre". Per il nostro punto di vista questo è un messaggio che rischia di creare confusione e che non tiene conto dell'evoluzione e della genesi di quegli archetipi come funzionali a un modello di società e di religione basato "sulla dominanza", sempre citando Riane Eisler.

Tornando alla Ruota di Glastonbury, le posizioni degli elementi seguono l'antica disposizione che va dal "più leggero al più solido": aria-fuoco-acqua-terra, una rappresentazione di ogni processo di creazione. La loro posizione peculiare in rapporto alle direzioni trova ragione nella fluidità simbolica del legame con gli archetipi che lo precedono e susseguono.
Per saperne di più invito la lettura dei testi, entrambi di Kathy Jones: "Camminando sulla Ruota della Dea Ana - Le Ruote dell'Anno nelle antiche tradizioni" che esplica l'intero processo di creazione della ruota, e "La Dea nell'Antica Britannia". (Editi entrambi da Ester Edizioni in lingua italiana)


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Solo a titolo estremamente riassuntivo e, tengo a precisare, non esaurendo in queste poche righe il complesso sistema simbolico di ogni direzione, la logica è questa: il ragionamento parte da Brigit (Santa Brigida) collocata in Europa pressoché universalmente a nord-est in corrispondenza del "risveglio" della scintilla vitale sul finire dell'inverno, ed è considerato il legame di questa Dea con il fuoco che si trova quindi nello spicchio successivo a est. Il fuoco è anche l'alba, la nuova nascita, le Dee solari che sono copiose in queste terre. Fuoco è anche passione, che si lega fluidamente al passaggio nello spicchio successivo a sud-est che è rappresentato dall'archetipo dell'Amante. L'Amante porta in sé passione e bellezza, sensualità e sessualità, piacere e amore. Amore che è connesso inevitabilmente con il reame delle emozioni, la profondità del nostro essere, ben rappresentato dal successivo spicchio a sud: la Madre dell'elemento Acqua. Le acque oltre che il regno delle emozioni sono anche le acque primordiali da cui ogni creatura proviene, sono Madre Acqua, appunto. Ciò si connette molto bene all'archetipo successivo a sud-ovest, quello della Madre e del grembo gravido, della potenza creativa e dell'abbondanza. A sua volta il legame è intuitivo con Madre Terra che viene immediatamente dopo l'archetipo della Madre e si colloca a ovest. Madre Terra che ci radica, ci nutre ma ci accoglie anche nel suo ventre buio ove tutto inizia e tutto finisce, l'ovest della terra dei morti, il tramonto del sole. Ecco che lo spicchio successivo di nord-ovest rappresenta la Crona, la Vecchia megera, la fine e la morte ma anche la sfida. Segue a nord la quiete dell'inverno, la pausa tra espiro e inspiro, la Madre dell'Aria che pure collega la fine dell'esistenza con il nuovo inizio, l'ispirazione della nuova creazione.
E ricomincia un altro giro.

L'intera ruota è assai più ricca. Molto più di qualsiasi schema riassuntivo che ha il mero scopo di orientare. In essa trova posto la totalità delle esperienze e delle manifestazioni della vita, senza scissione tra sacro e profano, tra spirito e materia. Questa significazione dura probabilmente l'intera esistenza e iniziamo a vederla nel per.corso di apprendimento della Ruota dell'Anno.
Ecco perché ne parlo in termini di "bussola che risacralizza la realtà".

Peculiarità di questo cammino è la restituzione a ogni singola persona dell'esperienza del sacro. La "bussola" orienta: apprendere il suo linguaggio può rappresentare un inizio ma in seguito non c'è alcun bisogno di intermediari. Ciascuna/o potrà continuare a indagare la ruota e ancorarla alla sua vita, permettendole di scendere a ogni ciclo sempre più in profondità, in una spirale che ci porta a una maggiore conoscenza di noi stesse/i e di quanto ci circonda.


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La logica che sottende la Ruota di Glastonbury mi ha conquistata e ne ho fatto il mio strumento di pratica spirituale per anni. Esistono altri modelli di ruota, in Italia come all'estero, tutti ottimi e validi.
Insisto nel definire questo strumento una convenzione. Non è mai e in nessun caso un dogma. Presentarlo in questi termini significherebbe snaturarne il suo stesso scopo. In quanto strumento ciascuna/o ricercatrice/ricercatore può cercare quello che funziona meglio per sé.
Nei cerchi che propongo insegno questo modello perché è quello che conosco meglio e pratico da lungo tempo, perché offre una chiave di lettura per approcciare la rete delle realtà spirituali legate alla Grande Dea con la quale siamo gemellate e perché offre interessanti stimoli e simbolismi inediti per quel che riguarda il rapporto tra "gli assi" che la compongono.

Questa introduzione, sebbene lunga, era necessaria per contestualizzare il lavoro con la "Ruota delle Dolomiti" o "Ruota della Grande Madre delle Dolomiti", che è solo un volto locale di una ruota più ampia.
Gli stessi archetipi presentati dalla ruota di Glastonbury possono adattarsi ai più vari contesti.
L'archetipo è come una matrice di significato (ma mai inteso nel significato trascendente in cui lo confina Platone), si esprime attraverso numerosi volti in numerosi luoghi. Anche qui "da noi".
Senza alcuna pretesa di aver "scoperto antiche tradizioni locali", consce dell'utilizzo della ruota per un lavoro contestualizzato nel qui e ora, nella peculiarità della nostra società e nei problemi che stanno emergendo oggi, il primo anno di per.corso sulla "Ruota dell'Anno" in Trentino ha umilmente iniziato a considerare le numerosissime divinità femminili presenti non solo nell'immenso corpus di leggende delle Dolomiti, ma anche nel sincretismo pagano-cristiano e nel sentire popolare.
Queste figure, presentate come Regine, Sante, Dee o semidee, sembra premino per comunicare la loro saggezza e riprendere il posto che meritano dopo secoli di demonizzazione ed esilio forzato. Lungi dall'essere favolette per "spaventare i bambini", le leggende Dolomitiche conservano tracce nelle quali è possibile scorgere i volti, smembrati ma ancora presenti, dell'Antica Grande Madre e di culti della Natura anche qui celebrati.

Ciascun incontro del per.corso ha visto una o più di queste figure come protagoniste. Ne abbiamo riletto le storie, analizzato i possibili simboli di una cultura androcentrica affibbiati nelle varie riscritture (o il modo in cui la religione successiva le ha assorbite), cercato il simbolismo relativo a un sacro femminino che a volte è evidente al primo sguardo, altre volte meno e richiede lavoro. La comparazione con altre mitologie sacre e l'analisi presentata da Kathy Jones in questo senso possono definirsi come linee guida.
Ogni incontro è avvenuto alla luce di una sua fiamma, dedicata a uno di questi aspetti di Dee Dolomitiche. La fiamma via a via che trascorreva l'anno si arricchiva di nuovi aspetti e nuove leggende fino all'ultimo incontro, avvenuto il 19 settembre 2015, dedicato alla Terra e al radicarsi: lo abbiamo celebrato radicando la Ruota della Grande Madre delle Dolomiti cerimonialmente.
La Fiamma del Cerchio appena concluso, rappresentante la nostra viva Ruota locale, è diventata matrice per l'accensione della Fiamma della Grande Madre delle Dolomiti, con la cerimonia pubblica avvenuta il 20 settembre 2015.


- NOTA -
Abbiamo detto che la ruota gira. Il nostro è un lavoro di gruppo che ha cominciato a estrapolare queste figure, dare loro una collocazione all'interno di questa convenzione e invocarle cerimonialmente.
Ogni simbolo o strumento ha in sé una semplificazione, così è anche per la ruota dell'anno, per ogni ruota dell'anno.
Vale per le dee di matrice celtica come per quelle dolomitiche l'assunto che spesso dietro ciascuna di loro si celi un'eco di una Grande Madre, quindi nonostante siano figure conosciute per uno o più aspetti principali, è vero che ne possano contenere più di uno. In questo senso la disposizione sulla ruota non solo è simbolica, può rifarsi a un aspetto piuttosto che un altro, ma può anche mutare. Può cambiare nel tempo, con la pratica o a seconda dell'approccio.
La ruota è stata radicata con questa consapevolezza. Al lavoro intellettuale affianchiamo anche il lavoro esperienziale e soprattutto quello sul territorio. Servono molto tempo e le energie di un gruppo di lavoro.
Alcune dee nel tempo potrebbero manifestarsi con altre energie. Noi saremo pronte a modificare la ruota tutte le volte che troveremo giusto farlo. Perché questa è la natura più importante della Grande Madre: non fertilità bensì trasformazione e mutevolezza. Ogni nuovo strumento necessita di un periodo di "accordatura", per così dire.
Questa ruota non esaurisce nemmeno tutte le numerosissime figure incontrate nelle leggende. Una parte è ancora in attesa di trovare un'appropriata collocazione, un'altra è in sperimentazione. Ne esponiamo una piccola parte sperando di incuriosirvi, e per saperne di più vi attendiamo nei nostri gruppi di celebrazione e di lavoro!

Possiamo ora illustrare brevemente un assaggio della Ruota delle Dolomiti per la posizione delle "Dee" con le quali pratichiamo:

  • NORD-EST: Santa Brigida, Vergine Maria, Sibilla, Rosalpina.
  • EST: Artio, le varie numerose Dee Solari (Elba, Albolina, Soreghina, Merisana, Dolasilla), la Signora delle Genzianelle.
  • SUD-EST: Ega Regina dei Serpenti (che ha anche un forte aspetto acquatico, come sovente è nelle Dee Serpenti), Freija, Madre dei Serpenti, Donna Chenina, "Stria" (aspetto seduttivo).
  • SUD: Anguane, Gane, Acuane, Vivane, Vodia, Sabassa e tutti i nomi con i quali queste divinità sono conosciute.
  • SUD-OVEST: Runcina, "Strega Casara", Donna Beata, "Vivana dai chicchi d'orzo".
  • OVEST: Madre Montagna, Selvana, Vivana nell'aspetto di Donna dei Boschi, Salinghe, Conturina, Frau Hitt.
  • NORD-OVEST: Smara, Bregostane, Giubiane, Lujanta.
  • NORD: Le regine dell'Inverno. Tanna, Samblana, Berta/Perchta/Holle, Befana, Santa Lucia.
  • CENTRO: Al centro, oltre all' onnicomprensiva Grande Madre, onoriamo quelle divinità locali che sono state particolarmente oggetto di culto nei secoli. Ad esempio Reitia, il cui culto si estendeva dal Veneto alla Slovenia, Diana (vedi Momolina Marconi, "Riflessi mediterranei nella più antica religione laziale"), Signora del Gioco. E poi c'è la terribile e meravigliosa Tsicuta, figura che ci risuona analoga per molti aspetti alla più famosa delle Morgen di Avalon: Morgana.