Miccia che ardi
La vampa sprigiona;
fiamma, che tardi
nell'aria a balzar?


Il 20 settembre 2015, per mezzo di un'emozionante cerimonia pubblica, è stata (ri)accesa una Fiamma Sacra nelle nostre terre, la Fiamma della Grande Madre delle Dolomiti.
La visione è giunta su ispirazione della Fiamma di Santa Brigida, perpetua fiamma sacra che arde presso il monastero di Kildare in Irlanda e mantenuta accesa dalle monache Brigidine e dalla Fiamma di Avalon, custodita dal Tempio della Dea di Glastonbury e da keepers dislocati in tutto il mondo.
Dall'idea di Laura Ghianda, il progetto doveva diventare condiviso e allargato a ogni realtà potesse essere interessata a partecipare, nell'ottica della condivisione e non competizione, partnership e non prevaricazione.
È quindi stato creato un invito pubblico e in breve tempo sono arrivate adesioni e si è creato un gruppo di lavoro che ha aiutato a rendere il progetto realtà.


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La Fiamma, una volta accesa, è diventata perpetua: ogni tramonto un/a "Guardiano/a della Fiamma" la accende e la custodisce fino al tramonto successivo, quando un'altro/a Guardiano/a prenderà il suo posto, e così via secondo una turnazione continua. Il gruppo dei/delle Guardiani/e è su base volontaria e attualmente è composto da 9 membri.

La Fiamma delle Dolomiti è stata ora "donata" alla Fiamma di Avalon perché ardano unite come simbolo di vicinanza e della rete mondiale che si sta via via costruendo.


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La Fiamma simboleggia il risveglio della sacralità femminina nelle nostre terre, la sacralità della terra, delle acque, degli elementi, di Madre Montagna e tutte le sue creature, dei nostri corpi (femminili e maschili) oltre che del nostro spirito.

Simboleggia una cultura della natura e una natura del fare cultura, superando così la vecchia dicotomia che vuole "natura" e "cultura" in contrapposizione.

Simboleggia quindi il lavoro di singoli e gruppi che si riconoscono nei valori matristici, che non sono l'opposto speculare dei valori patriarcali, bensì celebrano partnership e condivisione, nella consapevolezza di una Creazione che non è data una volta per tutte all'inizio dei tempi ma che è ancora in corso e della quale ogni persona, donna o uomo che sia, è compartecipe.

La Fiamma rappresenta un modello di organizzazione sociale che definiamo "gilanico", volentieri mutuando questo termine coniato dalla sociologa Riane Eisler per definire un modello dove femmine e maschi hanno eguale peso, dove nessuna metà possa dominare l'altra posta in condizione di subalternità.

La Fiamma simboleggia un ritorno alla dimensione del "tempo a spirale", superando il concetto filosofico di "vettorialità temporale" che ha avuto come conseguenza quella di separare l'agire umano dal contesto in cui è inserito, con i danni catastrofici che sono sotto gli occhi di tutti. I cicli vengono recuperati e onorati, nel corpo femminile come nel moto della Terra, delle stagioni e dell'universo intero, non più in antitesi con la dimensione storica dell'individuo.

La Fiamma rappresenta quindi una sacralità che non scinde spirito da materia né cielo da terra, dove il recupero della consapevolezza del nostro agire nella materia è parte dello stesso processo di sacralizzazione dei nostri cammini.

La Fiamma rappresenta un'organizzare le attività umane (spirituali e non) in modo matristico, e quindi non gerarchico, non piramidale. Coniuga la sfera individuale e i propri talenti con quella collettiva, per un nuovo umanesimo che superi anche questa (e altre) dicotomie.

La Fiamma rappresenta supporto e speranza nel difficile lavoro di superamento dei modelli patriarcali, altrimenti detti "della dominanza", lavoro che ci mette di fronte alle nostre ombre e anche alla sofferenza del doverle affrontare. Dal 1968 in poi siamo tutte generazioni di pioniere/i che non possono fare altro che compiere i primi passi e sperimentare altri modi possibili, ma il lavoro proseguirà ancora con chi verrà dopo di noi, figlie e figli che aggiungeranno le loro intuizioni e l'energia della loro epoca. La Fiamma rappresenta il lavoro di tutte/i.

La Fiamma è viva, è accesa da alcune realtà ed altre se ne potranno aggiungere in futuro. È fatta da molte persone e allo stesso tempo assume vita propria. Rappresenta il cambiamento e la trasformazione.

Ha radici nell'antica Fiamma Sacra che si dice ardesse sul colle del Cjaslir a Vigo di Fassa, e nelle altre fiamme che possiamo solo immaginare ardessero in altri luoghi. Ma vive nel presente e mantiene uno sguardo al futuro, perché non si limita a essere una Fiamma rievocativa, bensì si occupa di illuminare i prossimi passi di coloro, donne e uomini, che desiderano impegnarsi per creare il mondo di oggi e quello che verrà.

Perché noi siamo le antenate e gli antenati.
Delle generazioni che abiteranno il mondo dopo di noi.

(Laura Ghianda)


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I colori della Fiamma
La Fiamma della Grande Madre delle Dolomiti è rappresentata da un dominante colore verde unito a varie sfumature di toni azzurri: il colore è stato scelto tramite sondaggio online per 4 mesi, sulla base di quasi 80 votanti. Il verde ben rappresenta la natura, i monti e le valli, erbe e piante... Nella sua sfumatura più scura è il colore dei sempreverdi visibili anche nella stagione invernale. L'azzurro può significare il cielo, le acque in tutte le sue forme, la foschia che colora di questi toni i monti in lontananza, la luce nei paesaggi invernali.
Sembra che un colorito verde-azzurrognolo fosse anche tipico dei primi microrganismi batterici che colonizzarono la Terra all'inizio della storia della vita.
I colori della Fiamma sono riportati nel logo dell'associazione e verranno proposti anche come colori degli "spazi-tempio" che organizzeremo.

Per leggere la cronaca della cerimonia

Per leggere l'invito all'accensione

Grazie di cuore a Denise Layla Paraboni (Tempio della Dea - Brianza) per le foto e per la digitalizzazione del logo dell'associazione!



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